I nuovi CAM riportano l’attenzione su nodi, ponti termici e qualità della posa: temi che nell’edilizia industriale quasi nessuno considera, e su cui Cracco lavora da anni.
Una sigla che dice più di quanto sembri
Da febbraio 2026 sono in vigore i nuovi CAM, i Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia: i requisiti di sostenibilità che lo Stato impone negli appalti pubblici, dalla progettazione alla realizzazione. Stabiliscono come scegliere i materiali, come posarli e come deve comportarsi l’edificio nel tempo, non solo che aspetto deve avere.
Sulla carta cambia parecchio. Ma il punto, per chi progetta, non è la norma in sé: è ciò che segnala. Perché molte delle cose che oggi i CAM mettono nero su bianco (durabilità, qualità dei dettagli, attenzione alla posa) per Cracco sono il modo normale di lavorare. Da molto prima.
Il punto cieco: l’edilizia industriale
Il vero cambio di prospettiva è che oggi non conta più il serramento come oggetto, ma il comportamento dell’involucro nel tempo: una finestra performante, se installata male o in un nodo mal progettato, perde gran parte del suo valore.
Quando si parla di nodi, ponti termici e qualità della posa, il pensiero corre quasi sempre al residenziale o agli edifici di pregio. Eppure una quota enorme dei serramenti installati ogni anno riguarda edifici produttivi, logistici e industriali: spazi ancora trattati come semplici superfici da chiudere nel modo più economico possibile, quando addirittura non restano del tutto fuori da questi discorsi.
È un’occasione persa. Perché un capannone o una palazzina direzionale hanno un involucro esattamente come un edificio residenziale, e quell’involucro si comporta bene nel tempo solo se il nodo tra serramento e struttura è stato pensato fin dall’inizio. È lì che si decidono tenuta all’acqua, isolamento e durata. E qui l’errore non resta un dettaglio: le superfici sono ampie e ripetute, così un nodo risolto male si moltiplica su tutto l’involucro, con effetti concreti su consumi, infiltrazioni e comfort di chi ci lavora.
La differenza: il nodo prima di tutto
La posizione di Cracco è semplice: anche nell’edilizia industriale il nodo serramento-involucro va affrontato in fase progettuale, non risolto in cantiere alla meno peggio. È un’idea su cui l’azienda lavora da molti anni, ben prima che qualità della posa, ponti termici e progettazione dei giunti diventassero temi centrali. E ben prima dei CAM.
Lo racconta bene una soluzione proprietaria: il telaio con imbotte monolitica. Un unico estruso, disegnato da Cracco per integrarsi con i pannelli prefabbricati tipici del costruito industriale e risolvere in modo pulito il raccordo tra serramento e involucro, evitando le giunzioni improvvisate e i punti deboli che nascono quando il serramento viene semplicemente “appoggiato” a un foro non pensato per accoglierlo. Non un accessorio aggiunto in un secondo momento, ma un componente nato già pensando al nodo.
Decidere prima, non rincorrere dopo
Questo approccio cambia il ruolo stesso del serramentista. Come racconta Daniele Magrin, responsabile dell’Ufficio Tecnico Cracco, si passa da “esecutore” a consulente che interviene già nelle prime fasi, per anticipare le criticità e ridurre le varianti in corso d’opera. Per le facciate continue significa, a volte, iniziare a lavorare prima ancora che l’edificio sia costruito, predisponendo strutture, fissaggi e nodi. Avere progettazione, produzione e posa nella stessa azienda rende tutto questo possibile: un solo interlocutore, dall’idea al cantiere.
In sintesi
I CAM, oggi, chiedono a tutti ciò che Cracco porta da anni anche dove nessuno se lo aspettava: un involucro industriale progettato con la stessa cura di un edificio di pregio. La vera differenza non è tra residenziale e industriale, ma tra chiudere uno spazio e costruire un involucro che funziona. Oggi, e tra trent’anni.


